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21 Febbraio 2023Sempre più spesso, negli ultimi anni, accade di vedere sostituita la tradizionale sigaretta dalla sigaretta elettronica, che è diventata ormai un vero e proprio fenomeno culturale e generazionale, dovuto, in particolare, al forte impatto mediatico che questo trend ha, in particolare, fra gli adolescenti.
Quali sono i motivi dietro una tale diffusione? Diverse ricerche riconducono la nascita e la crescita del fenomeno alla cosiddetta “JUUL”, il cui nome proviene proprio dal verbo inglese “to juul”, ossia “svapare”. Questa si configura come una sigaretta elettronica a forma di chiavetta USB allungata e acquistabile in sei gusti diversi che, al proprio interno, contiene sali di nicotina e aromi. Negli Stati Uniti, l’agenzia governativa che si occupa di garantire standard di sicurezza nel settore farmaceutico, ossia la Food and Drug Administration (FDA), ha sostenuto che il diffondersi dell’uso di tali sigarette tra i più giovani sia paragonabile, metaforicamente, addirittura ad un’epidemia e, soltanto nell’anno 2019, sono stati moltissimi i casi di ragazzi ricoverati proprio a causa dei liquidi contenuti in tali sigarette. Di conseguenza, nel giugno scorso, la FDA ha bandito la JUUL dal mercato, a seguito del mancato soddisfacimento, da parte della società che commercializza tale prodotto, ossia Altria Groups, dell’onere di fornire adeguata evidenza rispetto alla garanzia di una tutela appropriata per la salute.
In Europa, tra i diversi modelli e tipologie di sigarette elettroniche, a spiccare è la cosiddetta IQOS dell’azienda di tabacco Philip Morris, anch’essa parte di Altria Groups. Il nome rispecchia l’acronimo della frase “I Quit Original Smoking”, ossia “smetto con il fumo tradizionale”. In questo modo, il produttore non soltanto incorpora e veicola uno slogan, ma tenta di fornire ai consumatori una spiegazione immediata rispetto alle funzionalità dell’oggetto. Notevole è stato l’investimento di Philip Morris nei confronti di tale prodotto a tabacco riscaldato, in particolare dal punto di vista delle operazioni di marketing ideate grazie all’impiego di influencers, con il tentativo, dunque, di associare il suddetto prodotto a una vita benestante, creando un senso di appartenenza e di identificazione.
Lanciata nel 2014, l’IQOS, oggi è utilizzata da oltre 10 milioni di persone in cinquantuno paesi del mondo, tra i quali, tuttavia, non risultano gli Stati Uniti. L’introduzione dell’IQOS sul territorio statunitense è attualmente bloccata da R.J. Reynolds, compagnia di tabacco americana e primo soggetto ad avere ottenuto il brevetto per il prodotto a tabacco riscaldato. Essa ha lanciato il prodotto “Premier” nel 1988, senza, tuttavia, ottenere il successo desiderato e, dunque, ritirandolo dal mercato dopo un solo anno di commercializzazione. Tuttavia, nonostante il fiasco sotto il profilo del business, la società ha ottenuto successo con riferimento alla garanzia dei diritti di proprietà industriale sull’invenzione, che è, dunque, oggetto di brevetto registrato. Proprio in forza di ciò, tale società è stata in grado, nel 2021, di bloccare l’importo dell’IQOS da parte di Altria Groups.
Le due aziende sono coinvolte in procedimenti legali ormai da anni, da quando RJR ha accusato Altria di aver violato i propri brevetti statunitensi n.9901123, 9930915 e 9839238, nonché tutti i dispositivi a essi correlati. Altria, tuttavia, ha ribattuto sostenendo che il vero intento di RJR fosse quello di impedire lo “sbarco” di IQOS negli Stati Uniti. Secondo la ricostruzione di Altria, RJR avrebbe avuto intenzione di commercializzare la propria sigaretta elettronica “Vuse Vapor”, violando, dunque, proprio presunti diritti di Altria.
RJR è stato il primo a creare il prodotto base, che consente di riscaldare il tabacco senza, tuttavia, bruciarlo e, dunque, senza alcuna combustione. Da questo, invece, Philip Morris, ossia la Altria Groups ha sviluppato la sua idea, e apportando numerose modifiche, ha ottenuto i brevetti per le proprie creazioni.
Come previsto nell’ordinamento americano, secondo una previsione ripresa altresì in altri ordinamenti, tra cui quello italiano, un’invenzione non deve essere interamente nuova per essere brevettabile. Nel caso di specie, infatti, l’obiettivo era quello di alleviare il vizio del fumo, cercando di diminuire l’impatto sulla salute pubblica.
L’azione, proposta dinanzi alla Corte federale del Nord Carolina, ha visto pronunciata recentemente la decisione sulla questione: la giuria popolare ha stabilito la violazione, da parte della sigaretta elettronica “Vuse Vapor” di RJR, del brevetto ottenuto da Philip Morris per IQOS, nonché di altri brevetti a esso correlati; in conseguenza di ciò, ha altresì accolto la richiesta di Philip Morris di fissare il tasso di royalties al 5.25% e di ottenere dieci milioni di dollari a titolo di risarcimento dei danni subiti.
Tuttavia, tenendo conto dell’impatto che questi prodotti hanno avuto tra i giovani, ci si interroga sull’effettiva opportunità dei guadagni ottenuti dalle compagnie attive nel settore di riferimento rispetto alla brevettabilità dei prodotti coinvolgenti tabacco, in particolare riguardo all’incertezza relativa agli effetti a lungo termine di un utilizzo prolungato degli stessi. Sebbene essi siano stati, almeno ufficialmente, ideati per condurre a benefici per la collettività spingendo i fumatori lontano dalle sigarette tradizionali, hanno, invece, avuto risvolti negativi proprio a causa dei liquidi in essi contenuti. Alcuni sostengono, inoltre, che l’impossibilità di quantificare e qualificare i rischi per la salute debba costituire un limite alla brevettabilità, poiché la registrazione di brevetti con effetti potenzialmente nocivi potrebbe altresì non incentivare altri esperti a sviluppare il progetto in senso positivo.
Un portavoce di RJR ha già dichiarato che la compagnia è intenzionata a proporre appello nei confronti della decisione e, dunque, ulteriori sviluppi saranno certamente esaminati nel proseguo del procedimento e delle discussioni che emergeranno attorno ad esso.


