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9 Settembre 2022Il settimo album in studio di Beyoncé, personaggio che ha travalicato i confini del mondo della musica per diventare icona negli ambiti di moda e lifestyle, ha visto la luce soltanto lo scorso 29 luglio, ma le polemiche sono già sorte. Tra queste, la più interessante sembra essere quella nata dalle parole della cantante newyorchese Kelis. La stessa ha, infatti, espresso via social il proprio disappunto con riferimento, in particolare, ad “Energy”, la traccia numero 5 di “Renaissance” – questo il titolo dell’album della signora Knowles – affermandosi sconvolta per una presunta mancanza di rispetto sia da parte della stessa Beyoncé sia dei produttori Chad Hugo e Pharrell Williams.
Quale il motivo della disputa? Il fatto che, nella costruzione di “Energy”, Beyoncé abbia agito seguendo una pratica sempre più comune nell’industria musicale odierna, ossia abbia “ripreso” una parte di uno dei successi più celebri della stessa Kelis, la canzone “Milkshake”, presente nell’album “Tasty” pubblicato nel 2003. La cantante ha utilizzato termini forti e, quantomeno, atecnici, affermando che tale comportamento integri gli estremi di un vero e proprio “furto”.
Occorre, tuttavia, identificare correttamente la fattispecie, che, nel caso in esame, ricade sotto la definizione di “interpolazione”, ossia una nuova registrazione di un brano già esistente da parte di un artista differente da colui/colei che ha reso la performance originale, su una base musicale che può, altresì, essere eseguita da differenti musicisti.
Tale fattispecie è, tuttavia, da distinguere dalla semplice “campionatura”, la quale consiste, invece, nel riutilizzo di una parte di registrazione appartenente all’incisione originale.
L’interpolazione è lecita nel momento in cui siano accreditati fra gli autori del nuovo pezzo anche coloro ai quali sono stati riconosciuti i cosiddetti “credits” di autore e/o compositore, altresì, nel pezzo originale, come avvenuto proprio in questo caso, con Beyoncé che ha provveduto ad inserire Chad Hugo e Pharrell Williams fra quanti sono accreditati come autori/compositori di “Energy”.
La presente è soltanto la più recente vicenda relativa al fenomeno, come detto sempre più frequente, del crescente utilizzo dell’interpolazione nei nuovi brani proposti nel sempre più affollato mondo musicale odierno. Soltanto l’anno scorso, infatti, era salita agli onori della cronaca la vicenda relativa all’artista rivelazione Olivia Rodrigo, la quale ha – solo retroattivamente – indicato, come autori dei propri singoli “Good 4 U” e “Déjà vu”, anche, rispettivamente, Hayley Williams della band Paramore e Taylor Swift, insieme ai rispettivi coautori, dal momento che da più parti erano piovute le segnalazioni di evidenti similarità con i brani “Misery Business” e “Cruel Summer”. Tale accreditamento retroattivo aveva placato le critiche alla giovane artista, la quale, peraltro, aveva già evidenziato in più occasioni l’influenza dei suddetti artisti sul proprio processo creativo, riportando la pratica utilizzata proprio nell’alveo della fattispecie dell’interpolazione.
Allo stato dei fatti, dunque, le lamentele di Kelis – nonché la richiesta di risarcimento danni dalla stessa paventata – sembrano non essere provviste di una base giuridica concreta, dal momento che, all’interno dei credits di “Milkshake”, la stessa è indicata soltanto come “performer”. È interessante ricordare, infatti, come ciascun brano musicale sia oggetto di due distinti diritti di copyright, indipendenti fra loro: uno riguarda le parole unite alla composizione musicale, i quali restano tipicamente agli autori dell’una e dell’altra; l’altro, invece, è relativo alla registrazione vera e propria di una particolare performance della canzone, con il risultato che, in questo caso, ad essere accreditato è anche il “performer”.
Proprio sulla base di tale distinzione, infatti, è stato possibile, per la stessa Taylor Swift, iniziare il processo di nuova registrazione dei brani dei quali la stessa risulta autrice, mentre i diritti sui “masters”, ossia sulle registrazioni delle performances contenute nei primi album dell’artista, spettano alla società collegata a Scooter Braun, vicenda sui dettagli della quale sia la stampa sia gli esperti hanno ampiamente indagato.
Dunque, mentre nel caso di campionatura, al fine di non incorrere nella violazione di copyright e, dunque, nel plagio, è necessario raggiungere un accordo con i titolari di entrambi i diritti, nel caso di interpolazione, dal momento che non viene utilizzata in alcun modo la performance originaria, ma soltanto la composizione in sé, soltanto i titolari della stessa devono essere interpellati. Ne deriva che Beyoncé ed il proprio team non erano vincolati ad alcuna obbligazione, almeno dal punto di vista legale, di informare Kelis dell’interpolazione riguardante il brano, dal momento che la stessa non è titolare di alcun diritto sul brano in sé.
Le rimostranze della stessa Kelis, tuttavia, hanno una portata più ampia, dal momento che la stessa sostiene che l’accreditamento dei soli Hugo e Pharrell – e non di sé stessa – come autori-compositori del brano sia stato effettuato in maniera mendace ai propri danni, tenendo conto dell’inesperienza al momento della firma dell’accordo relativo ai diritti sui brani contenuti negli album che la stessa ha pubblicato con l’etichetta The Neptunes.
Tuttavia, l’unica maniera, al fine di vedersi riconosciuti crediti e, dunque, diritti sul brano “Milkshake” in sé – slegati, dunque, dai diritti sulla propria performance – sarebbe quella di rinegoziare un accordo con Hugo e Pharrell, dal momento che la via della Corte risulterebbe pressoché impossibile.
La configurazione del panorama musicale odierno, grazie alla riscoperta di brani del passato tramite le tecniche descritte qui sopra, ma – altresì – grazie ad una crescente consapevolezza degli artisti in merito alla rilevanza dei diritti, in particolare di utilizzazione economica, sui propri brani, promette di vedere sorgere una quantità sempre maggiore di dispute particolarmente interessanti dal punto di vista della proprietà intellettuale, in un ambito in cui, sino ad oggi, il confine fra le attività lecite e le violazioni è rimasto particolarmente sfumato.


