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23 Maggio 2023ChatGPT è un modello di intelligenza artificiale creato dalla società statunitense OpenAI, appartenente alla famiglia dei modelli GPT-3 (Generative Pre-trained Transform 3), utilizzati per generare dialoghi che imitano le interazioni fra esseri umani.
Il programma si serve del Natural Language Processing (NLP), il cui impiego è previsto principalmente per fornire assistenza online ai clienti in diverse piattaforme.
Ma quali sono i pregi e i difetti di questo nuovo modello di intelligenza artificiale?
ChatGPT è gratuito e di facile accesso. Basta infatti entrare nel sito ufficiale di Open AI, registrarsi e selezionare la voce ChatGPT. Una volta effettuato l’accesso, è possibile utilizzare il programma per gli scopi più vari, come ad esempio chiedere informazioni sugli ingredienti di una ricetta, su persone od eventi, effettuare traduzioni di scritti in lingue straniere o creare dei veri e propri testi.
ChatGPT, inoltre, risulta essere notevolmente più evoluto rispetto ai suoi predecessori. Da essi si differenzia in quanto è in grado di fornire risposte più lunghe e di capire più velocemente le problematiche che gli vengono sottoposte. In aggiunta, uno dei tratti caratteristici di ChatGPT risiede nella sua capacità di memorizzare le conversazioni che intrattiene con gli utenti, così da potersi più facilmente adattare al registro linguistico e allo stile di interazione della persona e, conseguentemente, fornire risposte tailor made.
A detta di alcuni, però, ChatGPT a volte risulta essere eccessivamente prolisso, ripetendo frasi, concetti od esprimendo risposte prive di senso compiuto. Il modello, infatti, non è strutturato in modo da porre domande di chiarimento davanti a richieste ambigue, procedendo – invece – per tentativi e cercando di “indovinare” la risposta alla domanda dell’utente.
Inoltre, spesso e volentieri si verificano problemi tecnici legati ai server di OpenAI: l’elevato numero di utenti, infatti, determina frequenti problemi di connessione e interruzioni temporanee di servizio.
In un dibattito che da tempo vede l’intelligenza artificiale come oggetto di paragone rispetto ai creatori umani, ChatGPT pone, certamente, anche importanti problemi in tema di proprietà intellettuale. Ad esempio, a chi spettano i diritti di proprietà intellettuale sulle creazioni generate dalle intelligenze artificiali?
Una recente proposta di legge avanzata dalla Commissione Europea, l’Artificial Intelligence Act (AI Act) ed una recente decisione dell’USCO (US Copyright Service) cercano di dirimere la questione, approdando, però, a soluzioni diametralmente opposte.
L’AI Act, il cui obiettivo consiste primariamente nell’armonizzare l’operato dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale con le norme dell’Unione Europea che promuovono i diritti fondamentali della persona umana, affronta anche il ruolo dei diritti di proprietà intellettuale, ritenendo possibile considerare i sistemi basati sull’intelligenza artificiale, quale ChatGPT, veri e propri autori dei testi da essi generati e, dunque, attribuendo ad essi i relativi diritti.
Come anticipato, in direzione totalmente opposta, invece, si è mosso l’USCO, il quale, in una recente decisione, ha affermato che solo le opere frutto dell’intelletto umano possono essere protette da copyright, negando dunque, momentaneamente, tale protezione a tutte quelle opere che derivino dall’intelligenza artificiale.
Da quanto sopra, emerge sicuramente un quadro piuttosto frammentato, in cui mancano risposte univoche agli interrogativi che l’intelligenza artificiale e le sue applicazioni pongono. Trattandosi, però, di un tema in continuo sviluppo, per il momento non ci resta che sottolineare l’importanza del ruolo dei diritti di proprietà intellettuale anche in questa materia.


