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2 Aprile 2024L’avvento dell’intelligenza artificiale e, in particolare nell’ultimo anno, di intelligenza artificiale generativa, ha introdotto modifiche rilevanti in tutti i settori, non ultimo il dominio dell’audiovisivo, sia con riferimento all’impiego di tali sistemi nell’attività di redazione delle sceneggiature (ne abbiamo parlato qui) sia in relazione all’immagine degli attori (ne abbiamo parlato qui). Proprio in relazione a quest’ultimo tema, recentemente ha guadagnato i riflettori la cosiddetta “cannibalizzazione” di volti, nonché i “robot doppiatori”, con l’intento di denunciare l’utilizzo di algoritmi di IA utilizzati allo scopo di ricreare le sembianze e le voci di personaggi famosi, ormai deceduti, per la produzione di diversi tipi di contenuti creativi.
Naturalmente, la prassi in questione entra in conflitto con diritti estremamente delicati, ossia il diritto all’immagine e alla privacy. L’immagine di una persona, infatti, rappresenta un “dato biometrico” imprescindibile proprio di ogni individuo che non può essere impiegato, nelle circostanze qui esaminate, senza il consenso esplicito del titolare.
Il primo caso a destare scalpore nell’opinione pubblica nasce dalla denuncia di Tom Hanks nei confronti di una società pubblicitaria, che, mediante l’IA, aveva riprodotto l’immagine dell’attore in un video a scopo promozionale per l’igiene dentale senza il consenso dello stesso, il quale non era nemmeno stato previamente consultato in merito all’intenzione. Durante un’intervista Hanks sostiene che: «Chiunque può ricrearsi a qualsiasi età grazie all’AI o alla tecnologia deep fake. Al di fuori della consapevolezza che è stato fatto da un’intelligenza artificiale o da un deep fake, non ci sarà nulla che vi dica che non sono io». Tuttavia Hanks pone l’attenzione sul fatto che tale tematica non è una completa novità. Ad esempio, nel film “Polar Express” del 2004, la sua immagine era stata ricreata in versione “cartoon” ed, ancor prima, nel 2000, Ridley Scott aveva digitalizzato il volto dell’attore Oliver Reed per completare alcune scene mancanti, a seguito della morte avvenuta nel corso delle riprese de “Il Gladiatore”. Allo stesso modo, è stato possibile completare la lavorazione del film “Fast & Furious 7” del 2015, grazie a più di trecentocinquanta riprese digitali di Paul Walker – tra le scene già girate e quelle inserite nei capitoli precedenti della saga – insieme alla collaborazione dei fratelli di quest’ultimo. Ancor più clamoroso il caso del film “Rogue One: A Star Wars Story” dello stesso anno, dove il regista Gareth Edwards decise di adottare l’immagine dell’attore Peter Cushing, che nel 1977 aveva interpretato il personaggio di Tarkin, deceduto da oltre vent’anni.
L’argomento è stato centrale per i negoziati avvenuti lo scorso anno tra SAG-AFTRA, il sindacato degli interpreti di Hollywood, e le case di produzione. Nello specifico, la discussione verteva sulla possibilità per gli studios di impiegare scansioni di artisti defunti senza l’approvazione degli eredi o del sindacato, in contrasto con quest’ultimo che si proponeva l’obiettivo di assicurare l’approvazione e il compenso in occasione di ciascun riutilizzo di scansione IA di un artista. L’AMPTP aveva suggerito clausole che, secondo il sindacato, richiedevano il consenso dell’artista quando era ancora in vita, ma non dopo la sua morte, tale per cui si assisteva ad uno squilibrio della tutela offerta.
In seguito a lunghe trattative, l’accordo firmato dopo 118 giorni di sciopero, ha previsto determinati limiti all’uso dell’IA: in particolare, analizzando il concetto di “replica digitale”, si è stabilito che sia possibile utilizzare l’immagine dell’attore in scene che non ha interpretato, sia mentre l’attore sta lavorando – quindi prevedendo la sua partecipazione fisica sul set –, sia utilizzando materiale già esistente presente negli archivi. Pertanto, nel primo caso, è richiesto il consenso per la creazione e l’uso delle repliche digitali durante le riprese, nonché un ulteriore consenso per l’utilizzo in altri progetti. Nel secondo caso, invece, i produttori devono ottenere il consenso dell’attore prima dell’utilizzo del materiale. In entrambe le circostanze, sono necessari contratti chiari che specifichino la disciplina per la replica digitale, e soprattutto, il consenso non ottenuto prima della morte dell’attore deve essere concesso da un rappresentante autorizzato dello stesso o, nel caso di non reperibilità di quest’ultimo, da un rappresentante del sindacato.
Oltre all’utilizzo – in molti casi – indebito, dell’immagine di un individuo, si osserva, soprattutto recentemente, l’avanzare degli algoritmi anche nel doppiaggio e nell’industria musicale. In questo ambito, vi sono opinioni divergenti in quanto i maggiori contrasti sono sorti relativamente all’imitazione delle voci degli artisti mediante l’impiego dell’IA. Alcuni vantaggi sono emersi quando i sistemi di IA sono stati utilizzati come strumento per migliorare i suoni e le qualità delle voci dei cantanti: un caso recente è evidenziato nell’ultima produzione inedita dei Beatles, intitolata “Now and Then“, in cui, grazie all’applicazione dell’IA, è stata potenziata la qualità del suono delle voci registrate anni prima.
A differenza di quanto sopra, avvenuto con il pieno consenso dei membri dei Beatles viventi e degli eredi dei membri defunti, nel contesto della produzione musicale l’impiego di algoritmi per imitare le voci di cantanti famosi ha ricevuto critiche negative, in particolare quando ciò avviene senza il coinvolgimento degli artisti. Un esempio lampante è rappresentato dal genere noto come “Fake Drake”, introdotto un anno fa da un utente anonimo (Ghostwriter977), il quale ha prodotto una traccia dal titolo “Heart on My Sleeve”, incorporando le voci del rapper canadese Drake e del suo connazionale The Weeknd nella propria composizione. L’industria musicale non ha reagito positivamente: la Universal Music Group ha richiesto la rimozione del brano dalle piattaforme di streaming, sulla base della violazione del diritto di copyright dei predetti artisti.
In seguito a tali avvenimenti, si è registrata una crescente preoccupazione riguardo alla clonazione non autorizzata delle voci degli artisti, definita da alcuni “atto malvagio”, evidenziando così una riflessione critica sull’etica nell’uso delle nuove tecnologie nell’industria musicale.
Il dibattito e la conseguente evoluzione della disciplina in essere sottolinea la rilevanza del ruolo del diritto nel garantire un utilizzo delle tecnologie dell’IA che consenta di tutelare i diritti e gli interessi di tutte le parti – in questo frangente specifico, in particolare i creativi – durante e dopo la loro vita.

