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15 Luglio 2022Negli ultimi anni, la tecnologia della blockchain ha colto l’interesse e la fantasia del grande pubblico, grazie a promesse – più o meno fondate – di sensazionali rivoluzioni, dapprima, nel campo della finanza mondiale e, sempre più di frequente in tempi recenti, coinvolgendo numerosi altri settori. Tra gli sviluppi applicativi che hanno conquistato l’attenzione negli ultimi mesi, uno dei più significativi concerne il dominio dell’arte e la disciplina del diritto d’autore sulle opere di tale contesto.
La sigla NFT, la quale corrisponde all’acronimo di “non-fungible token”, rappresenta un servizio supportato da diverse criptovalute, prima delle quali Ethereum. La differenza principale tra un NFT e un bitcoin risiede esattamente nella caratteristica dominante, ossia proprio la “non fungibilità”: ciò significa che ogni bitcoin, proprio come una moneta, ha lo stesso valore di ogni altro e può essere, dunque, speso indifferentemente, mentre un NFT è rappresentato da un codice unico e per questo infungibile, che ne garantisce identità ed originalità. Tale codice può essere associato inscindibilmente a qualunque prodotto digitale, tra cui un’immagine, un video, un file audio. Soltanto a titolo di esempio, nel corso dei Campionati Mondiali tenutisi a Budapest nel mese corrente, i nuotatori Thomas Ceccon e Kristof Milak, i quali hanno stabilito i nuovi record del mondo, rispettivamente, nelle gare dei 100 m dorso e dei 200 m delfino, hanno ottenuto, oltre ad un premio in denaro, ciascuno un NFT associato all’immagine creata dall’artista ungherese Krizbo e ritraente gli stessi al termine della propria gara con edifici simbolo della città sullo sfondo.
Per lungo tempo, sia gli artisti sia gli ulteriori protagonisti del mercato dell’arte digitale sono stati afflitti da un aspetto problematico: mentre sottrarre un’opera d’arte fisica richiede sforzi non indifferenti, nel mondo digitale appropriarsi illecitamente di un’opera d’arte altrui non solo è estremamente semplice, ma anche complesso da impedire. Ciò tenuto conto del fatto che è possibile effettuare ed ottenere una perfetta copia dell’opera interessata, indistinguibile dall’originale, senza che questa fuoriesca dalla sfera della disponibilità del suo proprietario e senza che venga danneggiata.
Anche gli NFT, come ogni altro file digitale, infatti, possono essere facilmente duplicati, tuttavia, il codice univoco in essi contenuto, validato da ogni nodo della blockchain, garantisce che, all’interno di una molteplicità di copie del file digitale, sia possibile individuare e distinguere l’unico l’originale. Agli NFT, dunque, si deve l’introduzione del concetto di “scarsità” nel mondo digitale.
Tale tecnologia ha diverse applicazioni e, in particolare, riserva risvolti vantaggiosi: innanzitutto, è possibile dimostrare facilmente la paternità di un’opera, dal momento che all’autore è associato il codice univoco. Ciò, da un lato, garantisce il valore dell’opera originale per l’acquirente e, da un’altra prospettiva, rende meno complesso, per l’autore medesimo, dimostrare la paternità dell’opera e, dunque, porsi nella condizione di esercitare in maniera piena ed esclusiva i propri diritti. Inoltre, l’unicità dei codici consente all’autore di avere il controllo sul numero di copie pubblicate dell’opera, potendo scegliere se mantenerne l’unicità o limitare le copie ad un numero chiuso, fornendo ad ognuna un codice diverso, ma sempre associato all’autore stesso.
Intorno agli NFT sono recentemente fiorite una moltitudine di piattaforme e, di conseguenza, anche un mercato speculativo di collezionisti, i quali investono cifre esorbitanti all’unico scopo di arricchire il proprio portfolio di opere innovative ascrivibili ad artisti e personaggi di una certa fama. Soltanto per citare alcuni esempi, la cantante Grimes ha venduto un NFT associato ad un proprio breve video per quasi 390.000 dollari e il fondatore di Twitter ha venduto un NFT associato ad un proprio tweet per quasi 3.000.000 dollari. L’artista Beeple, famoso per le opere stravaganti pubblicate su Instagram, ha venduto un NFT associato ad una delle proprie creazioni presso la casa d’aste americana Christie’s per circa 69.000.000 dollari.
Il fenomeno NFT potrà certamente, in futuro, portare ad applicazioni rivoluzionarie, trasformandosi in strumento essenziale nel campo della proprietà intellettuale di opere digitali. Data la grande difficoltà nel falsificare e, al contempo, la facilità di certificazione degli NFT, sarà più agevole per un autore non solo negoziare la vendita delle proprie creazioni e dei diritti di utilizzazione economica associati ad essa, ma anche opporsi all’illecito possesso e utilizzo delle opere da parte di chiunque non sia in grado di dimostrare prontamente la legittima proprietà dell’NFT. Tuttavia, varie questioni restano, in ogni caso aperte, e necessitano di essere ulteriormente indagate in ambito sia di legiferazione sia di applicazione giurisprudenziale, ossia di diritto vivente.

