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14 Aprile 2023Fra i settori del mercato che maggiormente rispondono alle spinte derivanti dal cambiamento delle abitudini degli individui, il mondo dell’industria musicale ricopre certamente un ruolo più che rilevante.
La sua trasversalità, ossia il fatto che esso coinvolga una molteplicità di categorie di addetti ai lavori, lo rende di particolare interesse non soltanto per questi ultimi, ma anche per il grande pubblico, che ne percepisce l’influenza sulla propria vita quotidiana e si trova, talvolta, a dover affrontare le problematiche che ne derivano.
La fruizione di contenuti musicali, nel 2023, avviene principalmente attraverso due modalità: lo streaming e la partecipazione ad eventi live. Ciascuna di queste situazioni comporta significative conseguenze che meritano di essere analizzate.
Ormai da anni lo streaming di contenuti musicali ha soppiantato l’ascolto tramite i tradizionali CD, i quali, a loro volta, avevano portato all’eliminazione delle musicassette. Un percorso trasformativo che pare aver avuto effetti più che positivi, in particolare, sul valore dei diritti di utilizzazione economica legati al copyright. Un recente studio pubblicato da Will Page, che ha ricoperto anche il ruolo di chief economist nient’altro che di Spotify, mostra come, nel 2021, il totale dei ricavi legato al copyright musicale ammontasse a quasi 40 miliardi di dollari e, dato ancor più rilevante, mostrasse una crescita di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. In particolare, se il dilagare della pandemia aveva spinto sempre più utenti verso la sottoscrizione di abbonamenti a servizi di streaming, essi sono stati mantenuti anche a seguito di un – sebbene parziale – ritorno al passato e, anzi, il trend si rivela in continua crescita. Per la prima volta nella storia, secondo la ricerca, i ricavi derivanti dallo streaming hanno superato il 50% del valore del copyright, che pare essere destinato a una curva ascendente anche grazie a nuove opportunità di monetizzazione derivanti dallo sviluppo della tecnologia.
Un dato particolarmente interessante deriva dal confronto fra la situazione attuale e quella registrata nel 1999, anno in cui il mercato dei CD pare abbia raggiunto il proprio picco: secondo Page, autori, editori e società di gestione collettiva accedono a una maggiore quota di ricavi nel momento attuale, confermando come gli effetti positivi generati dalla nuova abitudine a usufruire dei servizi di streaming non rilevi esclusivamente per le sole case discografiche, ma per tutti i soggetti coinvolti nel sistema. Una crescita di valore che corrisponde, altresì, a una sempre maggior attenzione alla tutela del copyright, anche in relazione alle nuove modalità attraverso cui lo stesso risulta poter essere sfruttato, oltre che, ovviamente, violato.
Tra gli ultimissimi trend, resta rilevante il dilagare delle fattispecie di “interpolazione” e “campionatura” di brani precedenti (ne avevamo parlato qui), tanto che, nel contesto degli iHeart Music Awards, è stata introdotta la categoria del “Favourite use of a Sample”. Il premio, nell’edizione 2023, è stato vinto da Taylor Swift, l’unica artista, fra i dodici candidati, a usare la campionatura di una propria canzone, ossia “Out Of the Woods”, traccia numero 4 dell’album “1989” datato 2014, all’interno di “Question…?”, traccia numero 7 dell’album “Midnights” datato 2022.
Proprio intorno a Swift e all’ultimo tour iniziato oltreoceano qualche settimana fa è legata un’altra vicenda che consente di aprire l’orizzonte dell’analisi a un ulteriore fenomeno a cui occorre far fronte: le modalità di acquisto dei biglietti per partecipare agli eventi live tramite le apposite piattaforme di vendita e rivendita. Quasi trenta fan della star, infatti, nel dicembre dello scorso anno hanno convenuto dinanzi ad una corte californiana Ticketmaster e la sua controllante Live Nation Entertainment Inc. lamentando violazioni delle leggi antitrust da parte degli stessi in varie fasi della procedura di acquisto dei biglietti per il “The Eras Tour”: dopo attese estenuanti in file “virtuali”, infatti, i fan si sono trovati comunque privi di titoli d’accesso o posti avanti alla sola possibilità di acquistarli a cifre astronomiche.
La questione è arrivata addirittura al Senato statunitense, il cui Comitato Giudiziario ha affrontato il tema del monopolio di Live Nation Entertainment sulla vendita di biglietti. Come accade soltanto raramente, Repubblicani e Democratici si sono ritrovati coesi verso un obiettivo comune, ossia la maggior tutela degli utenti, in quello che, nelle parole del Senatore democratico Blumenthal, sembra poter essere definito come un “risultato assolutamente sbalorditivo”.
La questione, tuttavia, non è percepita soltanto al di là dell’Atlantico, ma altresì sul suolo italiano.
È dello scorso 24 marzo, infatti, la notizia che l’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) ha emesso una nuova multa dell’ammontare di 12 milioni di euro nei confronti della società statunitense con sede in Svizzera, Viagogo AG. Secondo le indagini svolte in collaborazione con il Gruppo Radiodiffusione Editoria del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza, si è accertato che nel 2022 siano stati collocati sul sito web della società biglietti per quasi settanta eventi con prezzi superiori anche a dieci volte il prezzo nominale. L’esempio più eclatante è quello di un biglietto per la prima fila del concerto dei Maneskin all’Arena di Verona del 28 aprile 2022, arrivato a costare circa un milione di euro. La sanzione non è, tuttavia, la prima comminata a Viagogo che già nel giugno 2022, tramite un provvedimento di concerto con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), era stato oggetto di una multa di ammontare pari a 23.580.000 euro per la medesima ragione: la violazione della normativa di riferimento, ossia l’articolo 1, comma 545 della legge n. 232/2016 che vieta la “vendita o qualsiasi altra forma di collocamento di titoli di accesso ad attività di spettacolo effettuata da soggetto diverso dai titolari, anche sulla base di apposito contratto o convenzione, dei sistemi per la loro emissione” con l’unica eccezione nel caso in cui “la vendita ad un prezzo uguale o inferiore a quello nominale di titoli di accesso ad attività di spettacolo effettuata da una persona fisica in modo occasionale, purché senza finalità commerciali”, circostanza certamente non ricorrenti nel caso di specie.
Dunque, mentre il valore dei ricavi dell’industria musicale continua la propria ascesa, è giunta l’ora di un enforcement efficace degli strumenti regolatori previsti, affinché la fruizione degli eventi dal vivo non sia riservata esclusivamente ad una cerchia di pochi eletti.

