
Il valore economico della proprietà intellettuale – 12 dicembre 2023
29 Novembre 2023
“Il valore economico della proprietà intellettuale”: appuntamento con T2i
4 Dicembre 2023Si è, ormai, abituati a considerare le multinazionali nel ruolo di convenuto nelle azioni legali relative al tema dell’IA generativa. Tuttavia, recentemente è stata proprio una multinazionale, in particolare l’etichetta discografica Universal Music Group M.V. (UMG), a convenire in giudizio dinanzi ad una corte del Tennesse la società Anthropic PBC, lamentando il fatto che il sistema di IA Claude-2 sviluppato dalla stessa renda possibile la distribuzione di testi di brani musicali soggetti a copyright. In particolare, l’azione proposta da UMG come capofila, ma che ha raccolto altresì innumerevoli ulteriori soggetti appartenenti alla medesima industria, afferma che i risultati forniti da Claude-2 in risposta a richieste degli utenti corrispondono ai versi delle canzoni dei propri artisti.
Al centro della contestazione non è vi è, però, il fatto che le etichette desiderino un monopolio sulla distribuzione dei testi. Infatti, è ormai una prassi consolidata la conclusione, da parte degli editori, di contratti di licenza con le apposite piattaforme, costituendo un mercato all’interno del quale, secondo quanto affermato nella memoria introduttiva, tale metodologia di distribuzione basata su un sistema di fonte contrattuale permette ai creatori dei brani non soltanto di ottenere i cosiddetti “credits” ma, altresì, di ricevere un adeguato corrispettivo per l’utilizzo dei testi. Le presunte violazioni a carico di Anthropic non riguardano, tuttavia, soltanto la distribuzione di materiali soggetti a copyright senza alcuna copertura di natura contrattuale – e, dunque, senza che alcun corrispettivo sia versato agli autori e agli editori – ma anche, e soprattutto, che tali testi siano utilizzati per il training dei modelli di IA.
Ciò non avverrebbe, secondo la ricostruzione attorea, con riferimento a tutto il panorama musicale, dal momento che, a seguito delle indagini effettuate, sembrerebbe che Claude-2 rifiuti di rispondere a solleciti relativi a determinati brani proprio perché quanto generato potrebbe violare il copyright. Secondo l’opinione degli attori, il rifiuto di Claude-2 rispetto alla fornitura di testi il cui contenuto è oggetto di copyright dimostrerebbe come il modello sia in grado di comprendere il fatto che generare output che costituiscano copia di testi di altri violi le disposizioni legislative sul copyright. Nonostante, dunque, sia evidente l’abilità del modello di verificare quando la violazione avvenga e, di conseguenza, di bloccare la generazione del risultato, apparentemente esercitando una forma di controllo sulla stessa, secondo la posizione di UMG, Anthropic non avrebbe implementato in maniera effettiva e coerente le limitazioni necessarie per prevenire la violazione delle opere degli editori.
Da notare è il fatto che le case discografiche siano ben lontane da un completo e totale rifiuto dell’IA generativa. Guidate dalle logiche di business che muovono questo come altri settori anche dell’industria creativa, esse sembrano aver sviluppato un orientamento, da un lato, aperto all’innovazione e, dall’altro, in grado di rispondere non soltanto al proprio scopo di massimizzare i profitti, ma anche alle istanze di tutela che cantautori e interpreti, insieme a chi è impegnato dietro le quinte della realizzazione dei brani, domandano sempre più a gran voce. Tramite questa chiave di lettura, risulta quindi essere coerente la strategia di UMG, che, nei mesi scorsi, aveva annunciato la propria partnership con YouTube allo scopo di creare un “AI music incubator”, ossia – in concreto – mettendo a disposizione della piattaforma un gruppo di artisti contrattualmente legati alla casa discografica – tra cui la star latinoamericana Anitta, Ryan Tedder, cantante della band One Republic ma anche autore di numerosi brani resi celebri da altri interpreti, il compositore Max Richter, nonché i soggetti che attualmente gestiscono il catalogo di Frank Sinatra – al fine di raccogliere spunti per esperimenti e ricerca in tema di IA generativa.
Le case discografiche desiderano essere parte della conversazione sull’IA generativa in campo musicale e l’impegno di UMG pare essere stato influenzato, in particolare, dalla pubblicazione su varie piattaforme, nel mese di aprile, della canzone “Heart on My Sleeve” con parti vocali che, ad un primo ascolto, parevano essere quelle di The Weeknd e Drake, artista legato proprio alla UMG. Tuttavia, ben presto ci si è resi conto che il brano, comparso per la prima volta su TikTok su un profilo chiaramente sotto pseudonimo, non aveva alcun collegamento con i due artisti, bensì si configurava come un prodotto di IA generativa. La situazione aveva portato UMG a rilasciare una dura dichiarazione tramite la quale, da un lato, criticava l’utilizzo dei brani dei propri artisti per allenare i modelli e, dall’altro, sottolineava la “fondamentale responsabilità etica e legale” delle piattaforme a impedire l’uso dei propri servizi con modalità che fossero fonte di danno per gli artisti.
L’azione legale, del valore pari a 75 milioni di dollari, costituisce un nuovo e interessante angolo visuale rispetto a quella che è stata definita dagli attori come una prassi di sistematica violazione di copyright, relativa alla molteplicità di questioni legali che si pongono all’intersezione fra il mondo della tecnologia e quello dell’industria musicale. Dalle licenze sulle canzoni alla creazione di nuovi brani, dall’utilizzo di testi e composizioni musicali ai fini di allenamento dei modelli allo “scraping” sempre più selvaggio, sino al ruolo che azioni comuni fra piattaforme ed etichette svolgeranno nel presente e nel prossimo futuro. Tutti i temi sono sul tavolo della discussione e non resta che attendere di scoprire quali saranno i prossimi sviluppi.

