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6 Ottobre 2022Le sempre più pressanti istanze in relazione alla messa in atto di misure ai fini di contrastare gli effetti del cambiamento climatico hanno spinto numerosi Stati ad elaborare strategie orientate ad incoraggiare il passaggio degli utenti alla mobilità elettrica, in modo tale da contribuire in maniera attiva alla riduzione delle emissioni. La medesima Unione Europea, nel quadro del proprio Green Deal, ha posto dinanzi a sé l’obiettivo di raggiungere, entro il 2050, la neutralità climatica e, come tappa intermedia, un impegno a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030, con un pacchetto di iniziative proprio per questa ragione denominato “Pronti per il 55”. Parte della strategia riguarda la mobilità su ruota, dal momento che entro il 2035 dovrebbe essere proibito di immettere nel mercato interno autovetture o furgoni con motore a combustione interna.
Le case automobilistiche si sono viste costrette, dunque, ad una modifica sostanziale e massiccia delle proprie strategie di mercato, implementando in maniera sempre più rapida lo sviluppo di nuovi modelli di auto elettriche. Tra le società specializzate nella produzione di veicoli elettrici spicca la compagnia cinese NIO, fondata nel 2014 da William Li e rapidamente ascesa nel contesto del mercato nazionale, in particolare, a seguito degli incentivi governativi per l’acquisto dei cosiddetti NEV, ossia i veicoli a nuova energia. Proprio due fra i nuovi modelli, introdotti in patria nel 2018 e recentemente sbarcati nel mercato europeo, hanno attirato, tuttavia, l’attenzione, e le rimostranze, della casa automobilistica Audi.
La società tedesca, parte del gruppo Volkswagen, ha recentemente proposto azione legale dinanzi al Tribunale di Monaco di Baviera lamentando la violazione dei diritti di privativa di propria titolarità discendenti da registrazioni di marchio, con riferimento ai modelli di suv elettrico di NIO battezzati “ES6” e “ES8”. La scelta di tali nomi, secondo l’opinione dell’attrice, condurrebbe all’emersione di un rischio di confusione per i consumatori, i quali sarebbero portati a stabilire un’erronea connessione fra i suddetti modelli e quelli denominati “S6” e “S8”, coniati da Audi per le versioni ad alte prestazioni delle storiche berline A6 e A8.
Audi è titolare sia della registrazione di marchio dell’Unione Europea n. 19513 per il segno denominativo “S8” sia della registrazione di marchio dell’Unione Europea n. 19497 per il segno denominativo “S6”, entrambe depositate nel 1996 e concesse tre anni dopo, rivendicanti “autoveicoli e loro componenti legate alla costruzione”. Tali segni sono, come evidente, totalmente inclusi nei segni “ES6” e “ES8”, con la conseguenza che, data la somiglianza visiva, fonetica e concettuale, nonché i prodotti a cui sono apposti, il pubblico di riferimento potrebbe credere che la sigla “E” si riferisca ad una differente versione delle vetture “S6” e “S8”, non essendo a conoscenza del fatto che Audi indica i propri modelli elettrici con la dicitura “E-tron”.
Non è, tuttavia, la prima volta che il diritto industriale si intreccia con le strategie di naming del mercato automobilistico. Infatti, una vicenda per certi aspetti simile ha visto contrapporsi, quasi vent’anni fa, la francese Renault e l’allora italiana FIAT. Nel 2003, la società ora parte del gruppo Stellantis aveva optato per la dicitura “Gingo” per un nuovo modello di utilitaria, trovando l’opposizione dell’azienda d’oltralpe a causa della presunta eccessiva similarità con la “Twingo” già in commercio. La contestazione si è chiusa ben prima di entrare in una fase giudiziale, grazie alla scelta della FIAT di ribattezzare con un nome del tutto differente la propria vettura, divenuta uno dei modelli simbolo dell’azienda: la “Panda”.
L’intervento del giudice, tuttavia, si è reso necessario nel caso di specie, in cui il tribunale tedesco è stato chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di Audi in merito ad una modifica dei nomi “ES6” ed “ES8” della concorrente, almeno all’interno dei confini del mercato europeo. Tale richiesta è basata sull’argomentazione secondo la quale NIO, azienda relativamente giovane, nel tentativo di consolidare la propria posizione in un nuovo mercato, ha messo in atto condotte anticoncorrenziali ed in mala fede al fine di esercitare una sorta di “free riding”, beneficiando indebitamente della reputazione storica di Audi, azienda dominante sul mercato ormai da più di 100 anni.
NIO, infatti, ha iniziato la commercializzazione delle proprie vetture nel mercato europeo partendo dalla Norvegia nel mese di settembre 2021, una scelta derivante dalla spiccata sensibilità alle questioni ambientali diffusa nel paese scandinavo, ottenendo risultati più che soddisfacenti, grazie all’introduzione di stazioni di ricarica e cambio batterie. Alla luce di tali dati, Audi ha analizzato i rischi per il proprio business, in particolare in Germania, ed attivato il procedimento giudiziale proprio al fine di evitare che il rischio di confusione per il consumatore di riferimento si concretizzi, con ricadute economiche di rilevanza. Nessuna delle parti si è, al momento, espressa sulla questione. Occorrerà attendere per verificare se le parti sceglieranno la via del contraddittorio oppure preferiranno risolvere la questione in via stragiudiziale.



